Le posizioni dell'azienda
Le posizioni dell'azienda
Dichiarazioni di Biagio Chiarolanza, Amministratore Delegato di Benetton Group e responsabile dell’area produzione (operations) RE: firma accordo Bangladesh Fire and Building Safety
In seguito ai tragici eventi legati al crollo del Rana Plaza Building di Dacca, abbiamo deciso, come preannunciato pochi giorni fa, di essere in prima linea in uno sforzo condiviso da tutte le aziende per contribuire a migliorare in modo significativo e definitivo le condizioni di sicurezza e di lavoro dei lavoratori impiegati nel settore tessile in Bangladesh.
Consapevoli che la disgrazia di Dacca chiama in causa l’intero settore, oggi abbiamo sottoscritto i princìpi e i termini dell’accordo Fire and Building Safety, un’iniziativa organizzata e supportata dall’Organizzazione mondiale per il lavoro, alla quale partecipano, al nostro fianco, anche altre aziende del settore, sindacati internazionali e organizzazioni non governative.
L’accordo, promosso da IndustriALL e UNI Global, prevede per i prossimi cinque anni l’adozione di misure – ispezioni, progetti di training e investimenti – che porteranno concretamente a garantire anche la sicurezza degli edifici dove operano produttori bengalesi del settore, sia in termini di solidità strutturale sia in termini di sicurezza antincendio.
Si tratta di un’iniziativa che va a rafforzare le misure già in essere attraverso le quali sottoponiamo i nostri fornitori a rigide misure di controllo. Il nostro auspicio è che l’accordo possa coinvolgere, sull’esempio dei primi firmatari, il maggior numero di aziende del settore, nella consapevolezza che è attraverso l’impegno di tutti che si potrà determinare un significativo e duraturo miglioramento del settore tessile in Bangladesh.
Sebbene oggi nessuno dei laboratori presenti nel palazzo crollato sia fornitore, diretto o indiretto, di nessuno dei marchi di Benetton Group, abbiamo potuto accertare che tra il 2012 e il 2013 due ordini occasionali erano stati subappaltati da un nostro fornitore estero a New Wave Style, tra le aziende che operavano all’interno del Rana Plaza. L’ultimo dei due ordini è stato completato e spedito un mese fa; già da allora, tuttavia, questo laboratorio è stato rimosso definitivamente dall’elenco dei nostri potenziali fornitori diretti o indiretti, avendo l’azienda rilevato che erano venute a mancare le condizioni per qualsiasi rapporto di fornitura con New Wave Style.
Maggio 2013
Benetton Group applica strettamente il divieto aziendale di utilizzo di pellicce naturali nei propri capi e accessori di abbigliamento
Benetton Group, in piena coerenza con la policy sulla sostenibilità e trasparenza verso i consumatori, applica strettamente il divieto aziendale di utilizzo di pellicce naturali nei propri capi e accessori di abbigliamento.
Questo divieto si estende a livello mondiale, a tutti i marchi del Gruppo e a tutti i fornitori. E’ inoltre rigorosamente monitorato attraverso numerosi controlli, sin dalla fase che precede la lavorazione del prodotto, durante la lavorazione stessa e nelle fasi successive.
La realizzazione efficace di questi controlli comporta un importante impegno da parte dell'Azienda, che viene effettuato nella ferma convinzione che sia necessario, oltre al rispetto della normativa in materia, proteggere le specie animali ed evitare l'impatto ambientale estremamente negativo che le filiere di produzione delle pellicce comportano.
Aprile 2012
In merito all’improprio coinvolgimento del nome Benetton in una causa alla società Adecco in Belgio
Benetton Group SpA, in merito alla notizia secondo la quale nell’anno 2001 la sua controllata belga Benetton Retail Belgium avrebbe richiesto ad ADECCO personale di vendita di origine etnica specificata, dichiara che questa affermazione è totalmente falsa e gravemente lesiva di uno dei pilastri identitari del Gruppo, che da sempre ha fatto della multirazzialità e multiculturalità e del dialogo tra popoli diversi un punto fondante della sua filosofia imprenditoriale e dei propri comportamenti concreti di tutti i giorni.
Benetton infatti ricorda che sin dal 1978 ha siglato con svariate entità sindacali un accordo che è successivamente sfociato in un vero e proprio codice etico che a sua volta negli anni seguenti è diventato un Codice di Condotta che nella sezione 2, alla voce Gestione delle Risorse Umane recita: …”l’azienda si impegna a tutelare i principi di trasparenza e di non discriminazione… (e) a provvedere e selezionare, assumere, formare, retribuire e gestire i dipendenti senza discriminazione alcuna”.
Benetton Group ricorda anche di avere migliaia di dipendenti diretti e indiretti di paesi Extra Europei, nelle sue sedi in Europa e nel resto del mondo.
Benetton infine riafferma che quarant’anni di filosofia e comportamenti multietnici, multirazziali e di apertura nei confronti della diversità, ben rappresentate iconograficamente nelle sue pluridecennali campagne di comunicazione, non debbano essere scalfite da un’accusa falsa e gratuita come quella che pare trapelare da un documento di una società terza, documento con il quale, per altro, Benetton Group non ha avuto mai nulla a che fare.
Giugno 2011
Posizione di Benetton Group riguardo la sabbiatura del denim
Benetton Group in merito al tema della sabbiatura del denim rende noti i seguenti tre punti:
- Questa tecnica è in fase di dismissione ed è prevista la cessazione dell'utilizzo della sabbiatura nella produzione dei jeans e degli altri capi in denim entro l'anno 2011
- Questa tecnica è comunque pochissimo utilizzata in azienda: meno del 5% della produzione di denim è trattata in questo modo
- Questa tecnica è attentamente gestita in termini di sicurezza, infatti tutte le operazioni vengono eseguite in camere stagne e in ambienti dotati di impianti di depurazione dell'aria.
Gennaio 2011
Posizione Benetton riguardo alcune rivendicazioni di popolazioni autoctone argentine (Mapuche)
Nel 2001 Atilio Curiñanco e Rosa Nahuelquir hanno occupato senza autorizzazione 385 ettari di terra appartenenti alla Compañía de Tierras Sud Argentino S.A. (di proprietà di Edizione Holding, la finanziaria della famiglia Benetton), rivendicando il possesso ancestrale e storico, non legale quindi, dei territori della Patagonia.
Nell’eseguire questo gesto simbolico, i Curiñanco sono rimasti per 39 giorni, al termine dei quali hanno ricevuto l’ordine di abbandonarle. In seguito a questo episodio, la Compañía de Tierras Sud Argentino è stata costretta a effettuare un processo legale che ha confermato l’assoluta legittimità della proprietà delle terre situate nella zona di Santa Rosa.
Partendo da questo fatto, alcuni gruppi di attivisti Mapuche hanno intrapreso una campagna mediatica per richiamare l’attenzione internazionale su un problema secolare, che riguarda la nascita dello stato argentino nel secolo XIX e la relazione con le popolazioni autoctone pre-esistenti alla nascita dello Stato, vicenda nella quale più di un secolo dopo Benetton si è trovato coinvolto come protagonista involontario.
Benetton ha deciso di partecipare attivamente alla soluzione di questo secolare problema con la collaborazione e l’incoraggiamento del premio Nobel Perez Esquivel.
- Pérez Esquivel, premio Nobel argentino, è intervenuto nell’ottobre 2004 per chiedere a Luciano Benetton un gesto che consentisse l’apertura di un dialogo tra tutte le parti coinvolte nel tema della terra, dallo stato argentino ai governi locali, dalle popolazioni autoctone agli imprenditori della Patagonia.
- Nel novembre 2004 Luciano Benetton ha risposto a questa richiesta, annunciando in una lettera indirizzata ad Adolfo Pérez Esquivel la cessione di un’unità di terra patagonica di buona qualità e provvista di risorse idriche, nelle vicinanze della città di Esquel, a favore della popolazione locale.
- Nel luglio 2006, il governo della provincia argentina del Chubut, al quale era stato offerto 7.500 ettari di terra di buona qualità da destinare alla popolazione autoctona, ha rifiutato la proposta, adducendo la scusa di una presunta scarsa produttività dell’appezzamento. In verità la terra offerta è ricca di acqua, avendo oltre 10 chilometri di riva lungo il fiume Chubut, e ben si presterebbe ad un utilizzo intensivo, anche per la coltivazione di frutta e verdura, oltre che per l’allevamento.
- Il rifiuto del governatore del Chubut rappresenta una pesante battuta d’arresto nel processo di dialogo nello storico contenzioso tra il popolo Mapuche e lo stato argentino, in cui il Gruppo Benetton è stato involontariamente coinvolto, ma a cui aveva scelto di dare il proprio contributo, oggi purtroppo rifiutato.
Nel 1991 Edizione Holding ha acquisito la società Compañía de Tierras Sud Argentino S.A. da tre famiglie argentine, al fine di rilanciare questa società storica che, pur avendo oltre 100 anni di tradizione alle spalle, in quel momento si trovava in piena decadenza. Attualmente offre lavoro a più di 600 persone in una moderna azienda agricola dedicata soprattutto all’allevamento ovino.
Fin dalla sua creazione, Compañía de Tierras Sud Argentino S.A. ha reinvestito in Argentina risorse e capitali, scommettendo sullo sviluppo e sulla crescita del Paese. La società collabora con la comunità locale, rispondendo alle sue preoccupazioni e necessità nella ferma convinzione che, grazie a un impegno congiunto, sia possibile creare benessere e migliorare la qualità della vita. Seguendo questa linea, la società svolge con continuità azioni di sostegno sociale. (Per ulteriori informazioni: www.companiadetierras.com.ar).
Dicembre 2010
Posizione Benetton sulla controversia del mulesing tra L'Industria Laniera Australiana e PETA
PETA (People for the Ethical Treatment of Animals) ha lanciato nel 2004 una campagna contro l’Industria Laniera Australiana per far cessare la pratica del mulesing (*). Benetton Group è stato ingiustamente e scorrettamente coinvolto da PETA in questa vicenda, senza che Benetton avesse alcuna relazione, diretta o indiretta, con le modalità dell’allevamento delle pecore in Australia.
Vi sono ora degli sviluppi all’interno dell’Industria Laniera Australiana mirati alla progressiva eliminazione di questa pratica.
- Benetton Group non ha mai aderito alle richieste fatte da PETA, in particolare a quella di boicottare la lana australiana, ed è da sempre attenta agli aspetti etici e ai valori sociali nella sua attività produttiva, commerciale e di comunicazione, come è stato più volte detto a PETA stesso.
- Benetton è stata ingiustamente e scorrettamente coinvolta da PETA in una sua disputa con l'Australian Wool Industry, senza che Benetton avesse alcuna relazione con le modalità di allevamento delle pecore in Australia.
- Benetton esprime il suo apprezzamento e sostegno per l’accordo raggiunto autonomamente tra Australian Wool Growers Association (www.australianwoolgrowers.com.au) e PETA, mirato alla progressiva eliminazione della pratica del mulesing e all’utilizzo di pratiche dal riconosciuto valore etico nell’allevamento delle pecore.
- Benetton ritiene, inoltre, interessante e degno di incoraggiamento l’annuncio dello sviluppo da parte di AWGA di un marchio specifico per la lana non mulesed.
- Benetton, come ha sempre fatto, continuerà a dare preferenza alle lane dei fornitori che garantiscono un trattamento etico degli animali, come ad esempio quelle di provenienza da allevamenti in Argentina, di proprietà della sua Capogruppo, dove, per inciso, la pratica del mulesing non è adottata.
(*) Il mulesing è una pratica chirurgica effettuata sulle pecore australiane per evitare che una mosca (Lucilla Cuprina) ne infetti le carni.
Settembre 2005
Posizione Benetton sulla tecnologia RFID
Benetton Group non ha mai utilizzato la tecnologia RFID e nessun microchip (Smart Label) è stato presente negli oltre 140 milioni di capi di abbigliamento prodotti e venduti ogni anno in tutto il mondo con i suoi marchi, incluso il marchio Sisley.
- Benetton ha condotto dei test sulla tecnologia RFID (Radio Frequency Identification) per valutarne le caratteristiche tecniche, ma non è stato effettuato alcuno studio sull’applicazione industriale di questa tecnologia.
- L’analisi tecnica effettuata ha incluso un’analisi dei costi e dei benefici in termini di miglioramento dell’efficienza della “supply chain” aziendale (produzione, logistica, gestione degli inventari nei negozi ecc.).
- Al termine delle analisi, Benetton Group ha deciso di non introdurre questa tecnologia, perché non fornisce benefici significativi al processo produttivo e commerciale.
Aprile 2003
Questione del lavoro minorile in Turchia
Nel 2003 il Tribunale di Milano ha condannato il giornalista Riccardo Orizio e il direttore del Corriere della Sera, Ferruccio De Bortoli, per diffamazione aggravata e omesso controllo, in relazione al coinvolgimento immotivato del Gruppo Benetton in un caso di presunto sfruttamento minorile in Turchia (1998).
Il Tribunale di Milano ha accertato che:
- Benetton non aveva alcuna conoscenza del fenomeno denunciato da Orizio.
- Benetton non è mai stato coinvolto in questo supposto sfruttamento.
Per il confezionamento di capi sotto il suo diretto controllo, il Gruppo Benetton non ha mai impiegato lavoro minorile, né aveva una politica di utilizzo del lavoro decentrato in Turchia per la produzione di capi di abbigliamento a basso costo di produzione.
Aprile 2003




